Il carrello della spesa degli italiani sposa il tricolore
Ben un prodotto alimentare su quattro, acquistato in supermercati o ipermercati sul nostro territorio nazionale è connotato in etichetta come italiano. A rivelarlo è la decima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy che ha analizzato le informazioni riportate sulle confezioni di oltre 125mila prodotti di largo consumo. Più in particolare, si tratta di oltre 22 mila referenze che, in un anno, hanno aumentato le vendite dell’1,8%, incassando oltre 8,7 miliardi di euro.
La bandiera italiana è il simbolo di identità nazionale più presente sulle etichette dei prodotti: sono difatti ben 13.266 prodotti alimentari, per un giro d’affari complessivo che sfiora i 5 miliardi di euro. Simbolo che ha visto aumentare le vendite soprattutto di pizze surgelate, patatine, arrosti affettati e bevande base thè. Birre, arrosti affettati, ricotta, acqua minerale naturale e pomodori sono stati invece i prodotti che hanno trainato le vendite dei 6.688 prodotti alimentari che si dichiarano in etichetta “100% italiano” e che hanno realizzato 3,5 miliardi di euro di giro. Le 6.945 referenze alimentari che vengono presentate in etichetta con il claim “prodotto in Italia” hanno, invece, realizzato 1,5 miliardi di euro e le performance migliori sono state quelle del pesce preparato panato surgelato e dei secondi piatti surgelati.
Meno rilevante il peso sulle vendite in GDO delle indicazioni geografiche europee: tra Dop, Doc, Igp, Docg, Igt si arriva a 3.255 prodotti per 871 milioni di euro, ossia il 2,7% del sell-out totale nel food di supermercati e ipermercati italiani Anche se hanno però registrato un aumento annuo dell’11,5%. A brillare è stata soprattutto la Docg: in un anno, gli 877 vini a Denominazione di origine controllata e garantita hanno aumentato del 17,1% il giro d’affari, che ha superato i 273 milioni di euro. Sono stati sempre i vini e gli spumanti, inoltre, ad aver determinato l’aumento delle vendite dei 1.861 prodotti Doc, che hanno registrato un +9,1% superando i 466 milioni di euro, e quelle dei 793 prodotti Igt, che hanno incassato oltre 163 milioni di euro, in crescita annua del 3%. Speck e bresaola affettati, patate, cipolle rosse e piadina sono stati i prodotti più performanti tra i 1.083 contrassegnati dalla Igp, arrivati a oltre 432 milioni di euro di vendite, cresciute del 3,8% nell’arco di 12 mesi.
Il valore dell’italianità alimentare, inoltre, è sempre più spesso declinato in tipicità territoriale e comunicato in etichetta specificando il nome della regione da cui il prodotto proviene. Nei 12 mesi analizzati le vendite di questi 9.429 prodotti registrano un +5,4% e superano i 2,6 miliardi di euro, portando così i prodotti alimentari connotati come regionali a generare l’8,2% del fatturato di tutto il mondo alimentare rilevato e a rappresentare il 10,8% delle referenze totali.
Nella classifica delle regioni più segnalate sulle etichette dei prodotti alimentari quella con il maggior numero di prodotti a scaffale è il Piemonte, seguita da Toscana e Sicilia. La regione con il maggior giro d’affari in GDO resta il Trentino-Alto Adige, davanti a Sicilia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto, mentre Lazio, Puglia e Veneto sono le regioni che hanno registrato i maggiori tassi di crescita annui delle vendite.
«L’italianità si conferma essere un aspetto rilevante nelle scelte d’acquisto dei consumatori: ha infatti aumentato in modo significativo il suo peso sul carrello della spesa» spiega Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy. «L’analisi di medio periodo condotta dall’Osservatorio Immagino mostra un’importante crescita del peso dei prodotti che riportano declinazioni dell’italianità sul giro d’affari di supermercati e ipermercati nell’alimentare: tra giugno 2018 e giugno 2021, la quota a valore è passata dal 22,5% al 26,9%, con un incremento di 4,4 punti percentuali».
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