Secondo i risultati di un’analisi realizzata da Mobisec, azienda trevigiana specializzata nella cybersecurity delle applicazioni mobile, nessuna delle app testate di cinque settori merceologici (sanità, finance, energia, Gdo e telco) è riuscita a superare tutti e nove i test di sicurezza ai quali è stata sottoposta.
Il team di Mobisec ha eseguito tutti questi test in locale, ovvero installando l’app su degli smartphone, sia Android sia iOS, calandosi nei panni di un hacker che, nella fase preliminare all’attacco, mira a una visione rapida e generale dei possibili punti di accesso a un’applicazione mobile, per identificare la preda perfetta. Tra gli elementi testati la crittografia a protezione dei dati, l’aggiornamento delle librerie e dei certificati di sicurezza, la coerenza tra il servizio offerto dall’app e i permessi che richiede, come ad esempio l’accesso alla rubrica o alla fotocamera.
Ad esempio, le app Android del settore Gdo (sono state testate le app di alcune grandi catene della grande distribuzione organizzata sia food sia non food) hanno fallito il 54% dei test. In particolare, tutte avevano la keyboard cache abilitata, ovvero compilavano in automatico campi di testo contenenti informazioni potenzialmente sensibili (come ad esempio utente e password, ma anche codice fiscale: informazioni che, se sullo smartphone fosse presente un malware, potrebbero essere facilmente sottratte). Sul fronte iOS il problema principale, riguardante il 75% delle app testate, riguardava la corrispondenza tra i certificati di sicurezza presenti sull’app e sui server.
“Gli elementi che siamo andati a testare rappresentano delle potenziali debolezze che un hacker malevolo può tentare di sfruttare per aver accesso ai dati, sia quelli custoditi nei singoli smartphone sia quelli presenti sui server – sottolinea Riccardo Poffo, chief technical officer di Mobisec – quotidianamente escono patch che risolvono problemi di sicurezza, che però non vengono applicate con la giusta frequenza da chi mantiene le app. Si tratta di un problema culturale imposto dal mercato e dalle moderne logiche di sviluppo software, con gli sviluppatori a cui vengono imposti ritmi serrati troppo focalizzati sul rilascio continuo, senza andare a garantire le ore necessarie all’applicazione di questi update di sicurezza che sono cruciali per evitare incidenti informatici”.
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