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Technoretail - Jaggaer: l’evoluzione del category management nel largo consumo
Un elemento chiave del category management moderno è rappresentato dall’utilizzo dei dati
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Jaggaer: l’evoluzione del category management nel largo consumo

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In un mondo economico sempre più instabile e interconnesso, il category management evolve da leva operativa a strumento strategico, in modo particolare per il settore del largo consumo. Ne parliamo con Daniele Civini, head of sales di Jaggaer in Italia, azienda specializzata nelle soluzioni tecnologiche per il procurement aziendale e la collaborazione con i fornitori.

Oggi il category management è ancora solo una metodologia di procurement o sta assumendo un ruolo diverso?

Diciamo che non è più soltanto una metodologia consolidata del procurement, ma uno strumento sempre più cruciale per orientarsi in un contesto economico instabile e interconnesso. Con le aziende impegnate a confrontarsi con volatilità dei prezzi, fragilità delle supply chain e crescente pressione sulla competitività, la capacità di interpretare i mercati di fornitura, allineare le scelte agli obiettivi strategici e governare le categorie con una visione di medio-lungo periodo è il vero vantaggio competitivo. E al cuore di tutto c’è proprio, il category management.

 

Quanto cambia il suo utilizzo a seconda dei settori, in particolare nel largo consumo?

Il modo in cui viene applicato varia notevolmente: è fortemente influenzato dalla complessità delle catene di approvvigionamento, dalla pressione sui costi e dalla necessità di garantire continuità operativa. Alcuni player globali hanno negli ultimi anni ripensato le proprie strategie di categoria introducendo modelli di sourcing più flessibili e regionalizzati, proprio per ridurre l’esposizione a shock globali e aumentare la resilienza operativa.

 

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In un settore a margini ridotti come il largo consumo, quale valore concreto può generare?

Qui la competizione è particolarmente intensa e i margini di profitto sono spesso limitati. Ed è qui che il category management consente di individuare opportunità di ottimizzazione dei costi e di miglioramento dell’efficienza, contribuendo a preservare la redditività. In qualche caso, ad esempio, si è scelto di usare la gestione strategica delle categorie – in particolare nel packaging – per integrare obiettivi di riduzione dei costi con target di sostenibilità, riprogettando materiali e filiere di approvvigionamento.

 

Quanto pesa oggi la volatilità dei mercati nelle scelte di procurement?

Le aziende devono confrontarsi con mercati sempre più imprevedibili che possono incidere direttamente sui costi e sulla continuità della produzione. È il caso, ad esempio, di categorie come zucchero, alluminio o energia, sulle quali alcuni gruppi stanno lavorando con logiche di procurement sempre più avanzate, utilizzando dati e modelli previsionali per anticipare la volatilità dei prezzi e costruire contratti più dinamici.

 

Che ruolo gioca la relazione con i fornitori in questo scenario?

Per rimanere competitive, è imprescindibile continuare a innovare prodotti e processi. In questo senso, la collaborazione con i fornitori diventa un elemento strategico, perché può favorire lo sviluppo di nuovi materiali, il miglioramento delle tecnologie produttive e l’introduzione di soluzioni più efficienti e sostenibili. Sempre più aziende del largo consumo stanno infatti co-sviluppando soluzioni con i propri fornitori, trasformando le categorie di spesa in veri e propri laboratori di innovazione.

 

Quanto sono centrali oggi dati e intelligence di categoria?

Un elemento chiave del category management moderno è rappresentato dall’utilizzo dei dati: per prendere decisioni realmente efficaci servono informazioni chiare e aggiornate riguardo alla spesa per categoria, alle performance dei fornitori, ai principali trend di mercato e ai potenziali rischi lungo la supply chain.

 

Ci sono casi concreti che raccontano questa evoluzione? E quale può essere il cambio di paradigma delle aziende?

Ne cito uno per tutti, emblematico: il caso di Danish Crown, uno dei principali gruppi europei del settore alimentare, che ha intrapreso un percorso di trasformazione del procurement basato proprio sulla centralità del dato e della visibilità sulla spesa. Attraverso l’introduzione di una piattaforma end-to-end e di dashboard a 360 gradi sulle performance dei fornitori, l’azienda è riuscita a ottenere una visione integrata delle categorie, migliorando il controllo dello spend e identificando nuove opportunità di saving e ottimizzazione. L’organizzazione è passata da una struttura decentralizzata e frammentata a un modello centralizzato e guidato da una funzione procurement strategica, con maggiore integrazione tra business unit, standardizzazione dei processi e un forte orientamento alla creazione di valore oltre il semplice saving. Ed è esattamente questo il cambiamento che consente alle aziende di affrontare mercati sempre più complessi con maggiore agilità e capacità decisionale: il vero fattore chiave per sostenere innovazione, resilienza e crescita in prospettiva futura.

       
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