Pro Food chiede più tempo per il Ppwr e norme attuative più chiare
Con “Stop the Clock”, Pro Food chiede il rinvio di almeno 24 mesi dell’applicazione del Ppwr
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Pro Food chiede più tempo per il Ppwr e norme attuative più chiare

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Pro Food, gruppo che riunisce i principali produttori italiani di imballaggi in plastica per alimenti freschi, ha lanciato insieme a Unionplast e alle aziende associate “Stop the Clock”, un appello alle istituzioni europee con il quale chiede il rinvio di almeno 24 mesi dell’applicazione del Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (Ppwr), attualmente fissata al 12 agosto 2026.

Secondo Pro Food, l’attuale scenario presenta ancora numerose aree di incertezza. A poche settimane dalla data prevista per l’entrata in applicazione del regolamento, mancano infatti atti delegati, criteri tecnici, metodologie armonizzate di valutazione e indicazioni operative indispensabili per consentire alle imprese di gestire correttamente i nuovi obblighi di conformità. L’assenza di questi strumenti rischia di creare difficoltà nell’implementazione dei processi e nella pianificazione degli investimenti necessari per adeguarsi alle nuove regole.

L’associazione sottolinea come la richiesta di rinvio non rappresenti un passo indietro rispetto agli obiettivi di sostenibilità, riciclo ed economia circolare previsti dal Ppwr. Al contrario, la necessità è quella di garantire un quadro regolatorio chiaro e uniforme che consenta alle aziende di adottare tecnologie, materiali e procedure conformi in modo efficace e verificabile. Tra i temi ancora aperti figurano i criteri per determinare la riciclabilità degli imballaggi, le metodologie di prova e la definizione delle responsabilità lungo tutta la filiera.

Particolare attenzione viene inoltre riservata alle restrizioni previste dall’articolo 25 del regolamento, che dal 2030 coinvolgeranno anche alcune tipologie di packaging monouso per ortofrutta fresca non trasformata e preconfezionata in quantità inferiori a 1,5 kg e specifici formati destinati al settore Horeca. Per Pro Food, l’introduzione di eventuali divieti dovrebbe essere preceduta da dettagliate valutazioni d’impatto comparative, capaci di misurare le prestazioni ambientali delle diverse soluzioni lungo l’intero ciclo di vita del prodotto, considerando aspetti come contenuto riciclato, trasporto, protezione degli alimenti, durata commerciale e riduzione dello spreco alimentare.

L’organizzazione evidenzia inoltre che numerosi imballaggi oggi utilizzati nel comparto ortofrutticolo incorporano già quote di plastica riciclata post-consumo superiori agli obiettivi fissati dal Ppwr per il 2040. Una sostituzione basata esclusivamente sul materiale, senza un’analisi delle performance ambientali complessive, potrebbe quindi penalizzare soluzioni già coerenti con i principi della transizione circolare.

Le imprese non chiedono di fermare la transizione – dichiara Mauro Salini, presidente di Pro Foodma di poterla attuare sulla base di regole complete e verificabili. Non è ragionevole chiedere alle aziende di dichiarare la conformità, modificare processi e programmare investimenti mentre elementi essenziali del quadro applicativo devono ancora essere definiti. Lo Stop the Clock è una richiesta di responsabilità e certezza del diritto, non un passo indietro sulla sostenibilità”.