Ecomera: per chi spedisce in Europa l'obbligo Epr sugli imballaggi scatta dal primo pacco
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Ecomera: per chi spedisce in Europa l'obbligo Epr sugli imballaggi scatta dal primo pacco

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- Ecomera

Per la normativa europea sugli imballaggi non esiste il “troppo piccolo”: chi spedisce merce imballata in un altro Paese UE diventa, per quel Paese, “produttore” di imballaggi dal primo pacco, e l'obbligo vale anche per le spedizioni passate. Molti piccoli e-commerce italiani sono esposti senza saperlo. Valerio Manca, fondatore di ecomera.it, ci spiega come funziona la responsabilità estesa del produttore (Epr) per chi vende online e da dove partire per capire se riguarda anche il proprio negozio.

Molti piccoli e-commerce pensano che la normativa sugli imballaggi riguardi solo le grandi aziende. Perché è un equivoco?

“Sì, ma io sono troppo piccolo, a me non si applica”. È la frase che sento quasi ogni volta che, con chi gestisce un e-commerce di piccole dimensioni, il discorso scivola sugli imballaggi. Si capisce da dove nasce: siamo abituati a ragionare per soglie, regimi forfettari, minimi esenti. Con l'Epr sugli imballaggi quel ragionamento non regge, ed è un equivoco che può costare parecchio. Il punto da cui parte tutto è la definizione di “produttore”. Nella responsabilità estesa del produttore non lo è chi fabbrica l'imballaggio, ma chi per primo lo immette sul mercato di un determinato Paese. Tradotto per un negozio online italiano che spedisce all'estero: la scatola, la carta, il pluriball e il nastro con cui mandi la merce in Germania, per il sistema tedesco li stai immettendo tu su quel mercato. Quindi il produttore sei tu. Dal primo pacco, senza una soglia sotto la quale sei esente.

Cosa comporta, in concreto, nei mercati più importanti per chi spedisce dall'Italia?

Prendo i due casi più rilevanti. In Germania bisogna registrarsi nel registro Lucid, gestito dalla Zentrale Stelle (Zsvr), e sottoscrivere un contratto con un sistema duale prima di mettere in vendita merce imballata. Vendere senza può portare, oltre alle sanzioni, al divieto di vendita. E c'è una scadenza vicina: entro il 31 dicembre chi aderisce a un sistema duale deve comunicargli le quantità di imballaggi previste per l'anno successivo. In Francia bisogna iscriversi a un éco-organisme, come Citeo o Léko, e ottenere un identificativo unico dall'Ademe, con una dichiarazione annuale che di norma si chiude a fine febbraio. In entrambi i casi non c'è un minimo: conta che tu abbia spedito, non quanto.

Valerio Manca

Cosa rischia chi se ne accorge in ritardo?

Qui arriva la parte che spiazza di più: l'obbligo non nasce il giorno in cui te ne accorgi. Esiste da quando hai iniziato a spedire in quel Paese. È un debito già maturato, non una minaccia futura. Quando un'autorità o un consorzio ti intercetta, la strada tipica non è una multa e via: è la registrazione forzata con il recupero retroattivo dei contributi che avresti dovuto versare, più le eventuali sanzioni. Più tempo passa, più arretrato si accumula. L'altro equivoco ricorrente è pensare che se ne occupi qualcun altro, il corriere o la dogana. Non è così. Tra Italia e Germania o Francia non c'è una dogana che ferma la merce per l'Epr: siamo nel mercato unico. L'obbligo sta a monte, sull'atto di immettere l'imballaggio in commercio, ed è tuo. Non si risolve alla spedizione e non lo assorbe il vettore. E il tema non si sta sgonfiando, al contrario. Dal 12 agosto si applica il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi, il Ppwr (Reg. UE 2025/40), che spinge verso regole più armonizzate e più attenzione lungo la filiera. I marketplace sono sempre più tenuti a verificare che chi vende tramite loro sia in regola: se oltre al tuo store vendi anche su una piattaforma, il rischio in più, molto concreto, è il delisting.

Quanto costa mettersi in regola, e da dove conviene partire?

È la domanda che tutti fanno subito, e qui serve onestà: il contributo varia per materiale, peso, Paese e consorzio, e cambia di anno in anno. Chiunque ti dia una cifra secca senza guardare i tuoi numeri la sta inventando. Ha senso ragionare per ordini di grandezza e, prima ancora, mettere in fila le due domande che vengono davvero prima: in quali Paesi ho maturato un obbligo, e da quando. La risposta ce l'hai già in casa. Lo storico degli ordini dice in quali Paesi UE hai spedito e da quando: quella è la mappa della tua esposizione. Per i negozi, Shopify ho sviluppato Epr Radar, un'app che fa questa lettura in automatico a partire da Paese e data degli ordini. Il passo successivo, per mettersi davvero in regola, è conoscere materiali e pesi degli imballaggi che hai immesso, perché è su quei chili per materiale che si costruiscono le dichiarazioni nazionali. A chi gestisce un piccolo e-commerce che spedisce in Europa direi questo: non trattarlo come un adempimento da rimandare a “quando sarò più grande”. Il rischio vero non è il pacco fermo domani in dogana. È ritrovarsi fra un paio d'anni a regolarizzare all'indietro anni di spedizioni tutte insieme. Vale la pena sapere a che punto sei adesso, mentre il conto è ancora piccolo. Su ecomera.it ho raccolto le guide Paese per Paese, con soglie, sanzioni e scadenze.